Nel discorso finale della mia tesi ” Il Mondo Magico ” scrivevo le seguenti parole sul rapporto che intercorre tra l’artista e la comunità:
“L’artista cioè si trova a doversi confrontare non soltanto con se stesso, ma con l’intera comunità e in quanto mediatore deve cercare di portare il proprio mondo magico come più leggibile e fruibile possibile allo spettatore, in modo che la comunità non lo veda come un qualcosa di oscuro e indecifrabile, ma un posto in cui potersi soffermare e ricercare delle risposte non presenti nel mondo reale.
Il miracolo, il rito ha bisogno di essere comunicato attraverso un linguaggio visibile e ha bisogno di mostrasi come tale alla società, è nella società che l’artista o viene identificato come tale, come mediatore e come cercatore di verità.
L’artista può redimersi, può ricercare l’arte come una forma di mediazione personale ma il vero banco di prova sarà sempre e solo la società che gli garantirà, indipendentemente dal periodo storico, se prima o dopo la morte, il raggiungimento di questa carica sociale.”
Dopo tre mesi dalla scrittura di questo testo mi sono ritrovato per la prima volta ad affrontare la realtà, esporre le mie opere alla comunità.
La mostra ” Il Viaggio di O”, una raccolta di quasi 60 opere personali, è stata una delle esperienze più belle dal punto di vista personale.
I giorni durante l’esposizione sono stati meravigliosi, emozionanti ma al tempo stesso molto cruenti.
L’aprirmi al mondo, in una maniera cosi violenta e cosi forte, ha lasciato in me tante ferite e tante paure; la paura di aver accarezzato solo un sogno, la paura di non riavere un impatto cosi forte con la comunità, la paura di non riuscire più a ripetere niente di simile.. ha distrutto la mia carriera da artista per quasi 5 mesi…
Ho avuto il bisogno di rinchiudermi in me stesso, per capire e per rivalutare tutto ciò che ero e che avevo fatto.
Ho cambiato me stesso, ho cambiato casa, ho cambiato paese.
Queste sono state le conseguenze dell’aprirsi agli altri…